“Invito a cena” di Gaetano Altopiano

Niente di più difficile che pranzare con degli estranei. Siete fatto così, amico mio. Dentro, o fuori, vi spaventano le differenze, non le reggete, e ogni volta vi sentite venire meno. Ogni volta si prospettano ostacoli insormontabili. Chi sono quelle persone? Come farete a capirle? Vi chiudete nel bagno comune e aspettate un minuto: pronto. Quello, ad esempio, non è nato con voi, non l’avete mai visto, l’altra non vive a casa vostra e la signora che vi siede di fronte ha la faccia di un animale, è figlia di quale madre? La lingua che sentite non è la vostra lingua, persino i bicchieri tintinnano in modo diverso dal vostro. Ma Empedocle pensava che l’universo avesse prima una forma e dopo la forma opposta, in un perpetuo avvicendarsi. Questo, naturalmente, vi fa tremare.   

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