“Coerenza fino alla perdizione” di Gaetano Altopiano

Manipolazione del linguaggio”. Nell’accezione peggiore del termine: “Altopiano, nei suoi versi, non va al di là della semplice manipolazione del linguaggio”. Questa l’accusa rivoltami in occasione della mia tentata partecipazione a un concorso di poesia (rivista Anterem, anno 2008 mi pare). In pratica, capacità di fare una frittata senza mai, però, riuscire a servirla in tavola. Dare in pagamento un assegno che non si può incassare o, peggio ancora, correre una corsa che non si conclude. Non ho argomenti per difendermi, né ne avevo allora. Tranne il seguente brano che stralcio dalla prima pagina della rivista appena visitata: “Smarrita è la pace, decaduta è la sicurezza della prima nominazione. Le parole che pronunciamo sono ridotte a semplici segni semantici, strumenti d’intesa. Non sono più essenziali, né in cielo né in terra. Meglio affidarsi a una scrittura destinata fin dal principio al disordine, all’anti-discorso, all’incompiutezza, fino alla perdizione”.

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