“L’urna” di Gaetano Altopiano

Gli oggetti della sua vita da scapolo li custodisce in una teca a cui ciclicamente rende omaggio. Il primo di ogni mese, da più di ventanni, la sua signora madre assiste a questo rito con gli occhi gonfi di commozione. All’inizio era quasi felice che il figlio, seppure con modesta cerimonia, tornasse a celebrare il tempo in cui fece vita migliore, ma ora considera tra sé la possibilità che questo sia pazzo. Un pettine, qualche gingillo, due cravatte, tre cinture, uno di quei rasoio all’antica, diverse foto: tutto dentro quell’urna che la vecchia non riesce più a tenere pulita. Per giunta ultimamente l’uomo comincia a lamentarsi di tanta scarsa igiene e un paio di volte ha pure rimproverato la vecchia. Ma poi, che cosa sono tutti quei pezzi di pollo marcio che si porta in tasca?

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