Mi capita un fatto che sembra abbastanza frequente sugli autobus ma che a me non era mai capitato: mi toccano il culo. Non ho dubbi, il contatto c’è stato, pensando a un fatto incidentale però mi sposto di qualche centimetro e continuo a guardare dal finestrino. Dopo neanche un minuto la cosa si ripete. Minchia, mi dico, allora non è una cosa così, è una toccata a tutti gli effetti, e cerco di capire chi possa essere stato. L’autobus è strapieno, c’è poco da indagare, la folla mi sta appiccicata come volesse risucchiarmi. Scruto, guardo verso il basso, comincio a innervosirmi ma non cavo un ragno dal buco. Nada. La mia fermata è ancora troppo lontana, e bè, temo proprio che dovrò rassegnarmi al palpeggio. Come spesso succede, però, nei casi che sembrano disperati la soluzione è più vicina di quanto si pensi: davanti a me, letteralmente incollato, infatti, altro culo pronto al contatto. Non voglio manco sapere di chi sia. Eccomi.
“Reazione a catena” di Gaetano Altopiano
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