“Lapidazione” di Gaetano Altopiano

Seppure sia nominata nel Vecchio e Nuovo Testamento (Levitico, Numeri, Re, Deuteronomio, Giovanni), ma mai nel Corano, e il primo martire della cristianità, Santo Stefano, sia stato ucciso proprio in questo modo, è solo negli stati islamici che la condanna alla lapidazione viene praticata e, in alcuni casi, ancora addirittura adottata negli ordinamenti giuridici nel nome dell’osservanza di prescrizioni religiose che, a quanto pare, non esistono affatto. Nel lancio delle pietre in pubblico si mira all’obiettivo dell’espiazione plateale della colpa del reo ma, anche, alla formalizzazione del diritto alla vendetta: sono gli stessi accusatori infatti che partecipano alla lapidazione. Non solo. Il “lancio della pietra” avviene anche in una fase importantissima del pellegrinaggio che ogni musulmano farà almeno una volta nella vita alla Mecca: è il rito della lapidazione delle tre stele di Satana. Un urlo liberatorio, sette pietre una dopo l’altra, una moltitudine enorme che si accalca al grido “Labbaika, Allahomma, labbaik”, “Ai tuoi ordini Signore, ai tuoi ordini”.

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