ALZATI E DORMITI (per Gino De Dominicis) di Francesco Gambaro

Le palpebre scattano sulle pupille mentre parla, non si rialzano. Una scintilla di elettricità, della quale il nostro corpo è grande donatore, una improvvisa interruzione della peristalsi circense coniuga il brivido del trapezio con la noia dello spettacolo. Dunque alzarsi e dormire. Le palpebre, non più costrette a subire alcuna eccitazione muscolare, cadute senza ritegno, dormono anche loro: come se la cinghia della serranda avesse ceduto senza sonoro né apparente danno. Sbagliando, si può dire che quando il corpo affonda nel materasso, è il materasso che ne affoga il corpo. Allora, in quel momento, niente comincia e niente finisce, tutto si palpebra si annuvola si confonde in concetti incapaci di alfabetizzare un inizio o una fine. Misteriosamente si ritrova a tenere in mano le dita di porcellana di una fidanzata mai fidanzatasi, lisce e finte. Questo è il segnale. Si alza con gesto lento e atletico, senza darsi aiuto con la mano libera, con la quale invece gira la maniglia della finestra. Scavalca, pochi passi sul cornicione sino al punto in cui tutti i corncioni cessano di esistere, e spicca il volo.

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