SORIE DEL SIGNOR JFK (16) di Francesco Gambaro

Per liberarsi dei gatti che scacazzano i marciapiedi della sua casa, che sgraffignano nottetempo i sacchetti dei rifiuti, JFK appende al filo della biancheria i fili di plastica, inutile accessorio degli stessi sacchetti. I gatti amano giocarci, saltellano, ingoiano, si affogano e, rantolando rotolando, stramazzano sovente. Al mattino JFK li raccoglie pietoso, li cala nella pentola bollente e ne fa squisito bollito, di cui è godurioso, come gli stessi. La notte ne infila i resti, sovente in eccesso, nei sacchetti dei rifiuti e aspetta fiducioso il domani. JFK chiama questa rotatoria catena alimentare: cannibalismo gattesco.
Iosif Brodskij ha scritto: “Mangiati tutti i cani. Non un foglio / bianco è rimasto nel diario. Il filo / delle parole copre il ritratto della moglie, / e sulla guancia imprime un neo di una data sospetta. / Altra foto: la sorella. Non la risparmia: c’è / da registrare lo spazio conquistato. / E la cancrena, annerendosi, si avvolge sino all’anca / come una calza di una donnina del varieté.//”
L’esploratore polare, in Poesie 1972-1985, Adelphi

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