CONTROECO (1) di Francesco Gambaro

I libri da leggere non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Sono fatti per essere presi in mano, anche a letto, anche in banca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si sciupano, ci ricordano che non li abbiamo ancora letti, si leggono tenendo la testa come vogliamo noi, senza imporci la lettura fissa e tesa dello schermo di un computer, amichevolissimo in tutto salvo che per la cervicale. Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta.” Umberto Eco, La bustina di Minerva.

Ecco, Eco stava già, senza rendersene conto, parlando del mio Kindle che, oltre le sopracitate funzioni ne ha molte altre, compresa la leggerazza che evita la cervicale causata dal dovere cercare in alto sugli scaffali. Era rimasto al fosforo ignorando il piezzo e il laser. Negli ultimi decenni più che un medievalista, senza rendersene conto, si era scoperto medievale.

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