EFFIMERA MAESTRINA di Francesco Gambaro

Come la notte non sia finita, non lo so. Come faccia il giorno a insinuarsi anche alle tre del mattino, non lo so. Questa notte mi dice che il concerto di Koln non è il massimo di Keith Jarrett. Così lo riascolto per la centunesima volta chiedendomi, che cosa ho sbagliato? I finestrini mi portano a mare a velocità pazzesca: corrono per non farmi vomitare la paura in mare. Poi posteggiano di merda, ed è merda quella che, appena sceso, si posteggia sulle suole. La luce della notte non si abbatte ma mi abbatte, l’autoradio scacazza, Borges vide l’aleph, io la mano dell’effimera maestrina che, dall’asilo Agazzi, mi consegnò disturbata a casa insieme al pantaloncinocorto saturo di zavorra.

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