PIU’ ROMA, PIU’ VENEZIA, PIU’ PALERMO di Francesco Gambaro

La natura è Roma, Roma rispecchia la natura. / Vediamo immagini del suo potere civile / nell’aria trasparente come in un cielo azzurro, / nel foro dei campi, nel colonnato dei boschi. / La natura è Roma – e non è il caso, sembra, / di disturbare ancora gli dei: / ci sono le viscere delle vittime per divinare le guerre, / schiavi per tacere, pietre per costruire. // Osip Mandelstam, 1914
… uscii da sotto il portico di piazza San Marco e passai in rassegna le quattrocento finestre. C’era un deserto assoluto, non un’anima. Le finestre ad arco correvano nel solito ordine ossessionante, come onde idealizzate. Questo spettacolo mi ha sempre ricordato il Colosseo, dove, per usare le parole di un mio amico, qualcuno inventò l’arco e non riuscì più a fermarsi. – Saccheggiate questo villaggio – continuavo a borbottare tra me – Questa città non merita…” Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, 1989
… Ma infine, ciò che arriva dalla mente locale alla lingua, è la nominazione del luogo, cioé: Palermo.
E il mercante palermitano ascolta ipnotizzato.
La parola palermoviene ripetuta apparentemente gratis, in realtà conciata per l’incoronazione.
L’ideologia del consumo e l’ideologia dell’uso si rincorrono in un circolo ben chiuso.
L’etica dello sterminio bracca qualsiasi Antefatto…
Tutti scrivono e parlano di Palermo e ormai questa città ha proprio smesso di esistere. E siccome parlando di Palermo si parla anche dei palermitani, anche questi sono scomparsi.
Ma noi siamo qui, siamo palermitani.
E dunque c’è qualcosa che non funziona in questa faccenda peraltro funzionalissima. Cos’è?

Prima domanda: è forse il modo con cui si scrive e parla di Palermo e dei palermitani?…” Gaetano Testa, Per approssimazione, 1978

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