STORIE DEL SIGNOR JFK (34) di Francesco Gambaro

Le mosche ronzano guardinghe fuori le finestre aperte allettanti della stanza di JFK. Corre voce, sin dall’inizio dell’estate, che molte delle loro sorelle, molti fratelli mosconi, non siano più uscite. Date per disperse, le superstiti, per natura di mosca, curiose rischiano. Corre voce che JFK tenga aperte le finestre per catturarle e utilizzarle come cavie e che il suo metodo sia del tutto disumano. Non le schiaccia, non le stordisce con insetticidi: semplicemente, le tenta a bocca aperta e, corre voce, in un colpo le deglutisce, facendo di loro con bile furiosa polpetta e poi le evacua, disseziona, esamina e, a conclusione dello studio, le rimangia.

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