LEGAMI A QUESTO TAVOLINO COL SANGUE (città, mare, campagna) di Francesco Gambaro

Dice, riccardo a patrizia, tu scrivi perché stai male, puntandole il dito, alzandosi infuriato (il tavolino romano, per empatia, infuriato). Dice, tiziana a francesco, il coefficiente ce l’hai sotto i pantaloni, che sto a scrivere se non ti viene duro (al buio, sotto piccole lune di cemento, quattro occhi di gres). Dice, la figlia al water, sciono muta, come poscio risponderti papà (in casa del passato, pennellate di antiruggine sul muro mangiato dalla salsedine di vaghissmi vagiti). L’ovvio sta seduto, in forma di uomo, su un disegno che disegna gli anni di un tavolino sotto l’ombra obesa di un frassino (chiede, il parente e amico all’amico e parente, cosa intendi per legami di sangue).

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