(L’OCCHIAIA. 26.) di Elio Coniglio

    In ombra, disteso con le mani incrociate sotto la nuca sull’erba umida cresciuta in prossimità dello stagno, ascolto rapito il gracidio delle rane interrotto di tanto in tanto da un tonfo sordo, da un fruscio furtivo, dalla caciara soverchiante che un vento bizzarro, quando gli gira, mi porta dalla riva opposta dove numerosissime donne cancaneggiano con uomini che più che danzare traveggolano perché tutti ubriachi:. Poco distante, un’occhiuta  lingua bluastra mentre scandaglia l’aria fiuta la mia presenza. Un solo attimo dopo, lo strano lucertolone color del cuoio crudo punta senza indugi verso il mio ventre nudo. Da un altro sogno, una voce preoccupata mi urla di stare attento perché le iguane sono pericolose…. 

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