CHE TEMPO CHE FA (PongPing) di Gaetano Altopiano e Francesco Gambaro

Ab)
Ciò che concedo ai personaggi che entrano nella mia vita (molti dei quali mai invitati a parteciparne) è molto più di quello che dovrei dare e si chiama “il tempo che fa”. Proprio come quella trasmissione televisiva. Questo perché soltanto in apparenza mi è concessa una scelta: in realtà subisco i capricci del tempo e non soltanto secondo l’eufemismo meteorologico. Appena aperta la porta, alzata la saracinesca o solo scostato la tenda, uomini e donne di ogni età si precipitano a invadere il mio “posto macchina” o i miseri metri cubi d’aria a cui avrei diritto in solitudine senza che io possa minimamente sottrarmi. Decine di Littizzetto mi cacano il cazzo o cercano di essere interessanti ai miei occhi per uno scopo che non mi è chiaro. Decine di Fabi Fazi cercano di indottrinarmi, senza, proprio come quel Tale, averne né titolo né esperienza. Mi figuro che agli altri non accada diversamente. Ma allora, chi è la moltitudine?
Ba)
Dicevamo l’altro giorno dell’espessione monocrama di Nicolas Cage, quanto mi scrivi mi riporta alla risata monocrama di Fabio Fazio quando punta gli occhi sulle gambe da tavolo della Litizzetto. Ripetuta 1000 volte la stessa espressione fa pandan 1000 volte con la boccaccia della. Mi chiedi chi è la moltitudine? Semplicemente non so. Forse erano Fazio e la Litizzetto che, facendo strame di se stessi, ridendo in se stessi, fagocitavano “quel che resta della nostra gioventù”. Endrigo e i Sex Pistols, tutto per loro era il resto di niente. Ma il tempo (Litizzetto-Fazio) non fa, è. E noi nell’esserci del tempo, aprendo le tende alla luce e al buio, alle tempeste solari e alla morte per acqua, ci invidiamo e ci rincorriamo essenti assenti.

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