IL TROFEO di Gaetano Altopiano

Non riesco a capire perché questa scena di caccia mi dia tanta inquietudine. Non sono particolarmente sensibile all’argomento e il quadro non ritrae che un gruppo di appassionati alle prese con la carcassa di un grosso cervo. E’ un olio dell’ottocento e viene dall’Inghilterra. Si intitola solo “The trophy”, facile da intuire. Il trofeo. Mi fermo sugli occhi di uno dei cani ritratti che fissa in modo particolare la preda, un Pointer forse: mi sembra incredibile, ma quel cane ha uno “sguardo”. Le bestie non hanno uno sguardo – e come potrebbero? – semplicemente perché non hanno una faccia. L’animale non si esprime se non con i versi tipici della sua specie o con spargimento di escrementi. Quella che conosciamo come “espressione” di un sentimento attraverso un atteggiamento del viso in loro non esiste. Qualcuno sostiene che il cane da caccia sia l’unico, tra tutte le razze, che riesca a comunicare il proprio sentimento al cacciatore avvalendosi di prerogative sconosciute agli altri cani perché fondate su un principio che solo quel tipo di bestia impara a comprendere: il rapporto fiduciario. Quel Pointer ha uno sguardo.  

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