TUTTO, ESATTAMENTE

Col mio amoruccio Rodolfuccio Wilcock condividevo una cotta per gli avverbi (lui è morto però). Allora amavo spesso dire “precisamente”, oggi mi piace da morire “esattamente”. “Tutto” era il suo preferito. E non saprei dire se sia mutato. Nel giudizio critico alle poesie di J. L. Borges in Poesia Ispano-americana di oggi, in Ulisse, settembre 1960, alla fine scrive: rimasto nella memoria dell’autore quale splendente baldacchino sotto il quale si sono concentrati tuttii luoghi e tutti gli istanti dell’universo. Nella quarta di copertina del suo libro di Poesie (una meglio dell’altra) pubblicato da Adelphi, a un certo punto parla dituttii libri del mondo. Era precisamente il mio ideale di poeta. Anzi esattamente: “Fa il conto della merce abbandonata da Dio e prendila, l’hanno fatta per te millenni di uomini che non ti conoscevano ma che cercavano di prefigurare, in templi, tombe e biblioteche, uno stupore come quello che effondi quando sorridi e fai fermare il tempo e tutti ammutoliscono rapiti e ti alzi e dici “io me ne vado a letto”. (da Comunque sia, questo mondo, è per te – R.Wilcock)

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