SULLE RIVE DEL TONTO (2)

In ombra, sul terrazzino panoramico di un piccolo bar della periferia panormita,  io e Francesco, fin dalle prime luci del giorno, affissiamo lo sguardo sull’anziana signora vestita di chiaro, – ingioiellatissima, spicca fra la sciatta folla che si avvicenda alla fermata dei tram – che, con calma olimpica, tira fuori dalla borsetta un piccolo binocolo da teatro rivestito di madreperla e tutte le volte che uno degli scorreggianti spettri arancioni irrompe nella via lo punta verso il numero che scorre sopra il parabrezza…  Il solito vento monello fa balbettare le tende di stoffa abbassate su di noi permettendo ai raggi del sole indugianti sui vetri delle finestre di fronte di punzecchiare i nostri occhi fino a farli lacrimare.  Un vecchio juke-box impantanato  da decenni in un angolo del locale improvvisamente comincia a vomitarci addosso scasciose canzonette. E una gatta nera come la più nera delle mie notti taglia la strada ad un brufoloso ginnasiale che rincorre un tram che certo non vuol farsi prendere poi scompare silenziosa in fondo alla via.

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