SULLE RIVE DEL TONTO (4)

 A notte fonda, trovo Tà seduto a gambe incrociate sulle stoppie al centro della radura e mi accomodo di fronte a lui assumendo la sua stessa identica posizione. Tà, per diversi minuti, mi ignora. Cala un silenzio estremo. Tutto tace, persino il Tempo s’inceppa, poi Tà serra le labbra e io sento rimbombare dentro la mia testa la sua voce stizzita: “Il ‘Tà’ che cerchi non è certo il ‘Tà’ che hai davanti! Tal Tà  si trova lassù, su quel costone di rocce biancastre, proprio nel punto in cui si vede, ma puoi vederlo solo se hai una mente aperta, vorticare quel palpitante grappolo di lucine violacee. D’ora in avanti, rivolgiti solo ed esclusivamente a ‘quel’Tà’!  e bada a non  frammischiarti alle mie letargie!”. Nello stesso attimo in cui una luna occhiuta, di un pallore spettrale, scrollatasi di dosso una spessa coltre di nuvole, illumina a giorno la radura rendendo le lucine violacee ancora più elusive, distolgo lo sguardo dal Tà corporeo e chiedo con voce ferma al Tà astrale se può farmi da guida. Il Tà astrale, esita a lungo, poi:  “… ma, giusto perché tu lo sappia, non dovrei!”… Sotto una pioggia battente, incollato alle sue spalle, seguo passopasso Tà lungo un sentiero che serpeggia vicinissimo a un burrone scavato dall’impeto di un torrente in piena. Ma  quando, pocopoco più avanti, ad una svolta, il sentiero improvvisamente si biforca dividendoci, non nasce in me alcuna perplessità, una sola incertezza…                                                                                                       

                     

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