SULLE RIVE DEL TONTO (5)

Un calcio, un solo calcio ma ben assestato e i due pettoruti battenti del portone si spalancano e subito, cioè un solo attimo prima che io varchi la soglia, il ringhio minaccioso di tre cani da mandriano mi scorta fin nel cortile. Sotto un livido rettangolo di cielo dicembrino, numerosi bipedi dritti su grossi blocchi di pietra grigiastra disseminati a raggiera nei pressi di un pozzo, allungano le loro spigolose ombre da spaventapasseri verso altri bipedi, inginocchiati questi, e tutti intenti a scavare con le mani nude buche profonde nella mota bluastra. Qualunque cosa facciano, ne sono così tanto presi che, nonostante i perturbanti scagnii,  non uno di loro mi degna di uno sguardo. Finalmente Qualcuno con dei cazzuti ‘passi cààà!!!’ zittisce i tre cagnacci e mentre scompare fra le foglioline tremolanti di un’edera che inverdisce uno dei muri del cortile, mi fa cenno di seguirlo… Subito appena fuori dagli intriganti viluppi vegetali si avverte l’inconfondibile odore dolciastro della cera bruciata: non una decina ma cento e più candele le cui fiammelle, confuse da mille soffi contrari, si piegano guizzando in tutte le direzioni immaginabili, incalzate da una tenebra soffocante costeggiano la parete di un angusto corridoio e prima che le ultime di loro di consumino, si spingono fin dentro la stanza dove, a tratti, una soccorrevole luce rugginosa gocciolando attraverso gli scuri socchiusi di una finestrella riesce a sbaragliare le appiccicose penombre acquartierate tra le pareti. E, ogni qualvolta ciò succede, l’Occhio in cerca di appigli scivola fulmineo dal nudo specchio ovale che sovrasta una bacinella  appollaiata sopra un trespolo di ferro battuto alle poltroncine finto rococò addossate fianco a fianco alla parete di fronte, dagli indecifrabili sgraffi sul ripiano di un tavolinetto rotondo a Tà e Francesco, in ozio su un improvvisato giaciglio di morbidi cuscini ammonticchiati sopra un logoro tappeto di sacchi di juta, che sbocconcellano mele, a giudicare dall’aspetto, succosissime… Un orologio batte più e più volte un’ora che non è ancora scoccata. Puntualissimo un armadio sbadiglia e un rasoio da barbiere con il manico d’ambra cazzicatummula lento nei vuoti della stanza…

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