SULLE RIVE DEL TONTO (16)

In un centro commerciale a più piani, tra la folla. Lei pìù giovane ma senza nome. Ci riconosciamo, a volte si avvicina con uno spolverino, a volte con un trasparente leggero. Un bacio sulle labbra e l’impressione di compiere una missione. Scendiamo per raggiungere il mio ufficio, la mia borsa, il mio telefono. L’ascensore ci porta all’ultimo piano, su un antico terrazzo poppato di vestagline e mutandine. Lei, con un aggeggio verde, blocca l’ascensore e i passeggeri restano chiusi dentro. Scendiamo sorvolando le scale. Mi mostra, tirandola fuori dal suo vestito senza tasche, la collezione di pennini stilografici, nessuno della stessa misura, tutti fuori misura, stagnati a spillo. Fuori dal centro, e senza essere riusciti a trovare il piano, la perdo di vista. La ritrovo accanto una bancarella che sta provandosi degli occhiali. Si gira verso di me facendo con la testa la gatta, gli occhi oscurati da occhiali di legno trapezoidali. Rido di gusto e le dico, divertenti, forse un po’ impegnativi. Li toglie, rovista. In questo preciso momento io temo con gioia dentro quale carne conficcherà i suoi pennini.

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