IL CIGNO

Con le bellezze si rimane nani. In fondo al lago c’è un angolo di canne dove l’alto cigno ingenuamente si nasconde per potere cantare. I coltelli, quelli zigrinati quelli da pane, veloci sgozzano caprette dolci e bianche con un solo affondo, senza segare come si sega il pane. Con le bellezze si diventa nani, si urticano le fiamme ma gli affari di cuore vanno lo stesso male. Il duce in attesa sul lago con il lungo coltello in mano e la rana costretta dal duce a stanare il cigno. L’anfibia, o forse la libellula lunare, sentono l’orrido canto del cigno. Lo scrocchiare delle troppe vertebre del suo collo, spezzate da uno sprovveduto sternuto di paura.

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