ABBECCEDARIO ARBITRALE-13

ci agguattammo in disparte dal ricevimento

per la rottura dell’aghetto del vestito a busto preannunciato dall’agieo sulla porta della città d’apollo protettore delle strade a cui tornammo e in casa a starcene sicuri col cambio d’abito

tanto i matrimoni cominciano sempre a tempo debito

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il discorso involontario del testimone a tavola  sembrò un’agiografia  della vita di due santi che a noi fa l’effetto d’esaltazione di miti e leggende sacre ai profani agitabili

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l’agit-prop sembra finito col muro di berlino ora dare del comunista pare un’offesa

il che mi stacca da un’altra muraglia

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l’aglianico vicino (l’aglio antisettico per specializzare il valore di oggetti che compiono l’azione espressa dalla parola agnati

perché nati vicini

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agnostico per niente preoccupato dall’inconoscibile o per l’andamento libero interpretando gli schemi con impulso ritmico

tanto agognato lottando per una vita à gogo

d’ingegno e forza in competizione solenne (presso greci e romani partecipando all’agone

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brucia ciò che è rimasto del fieno agostano

il mistero più intangibile come grafomane è la mia agrafia dovuto a pensieri più grandi di ciò che accade in realtà 

un agrario sulla terra o un agrimensore che rimisura i confini dei terreni

una formica che comunica alle altre dove andare a recuperare una carcassa troppo grossa 

in qualche modo rinascente

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sogno di aprire un agriturismo che va in fumo per un documento che la regione certifica solo se specializzato in zootecnica agroalimentare-chimica-sanitaria-fiscale-bioeco-etica tecnologicamente compatibile che non ho conseguito perché mi suonava strana la durata del corso solo di tre mesi

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riesco ad agugliare il sacco dell’attrezzatura sul trattore bucato da un cacciavite con fil di ferro

ahi!ahi!! sardonico di dolore e dispiacere

aiò richiamando il cane che mi gironzola attorno mentre finisco di appianare il terreno secco trasformato dopo aver menato il canperlaia per troppo tempo

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l’aiducco  ribelle balcano ingaggiato nelle fanterie ungare del ‘700 contro il dominio turco aveva l’aigrette sul capello mosso dall’aierino dopo aver scalato un monolito alpino invalicabile quanto un aiguille di rocce

contermine  di confine comune

la piuma e nello spiritello d’aria il suo elogio

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l’ailurofobia ossessivo timore dei gatti aimè anche dopo gli insegnamenti nella casa signorile con le sue coetanee giovinette

da parte dell’aio sull’aiola

forse dal latino avium nonno che sbuca

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furtivamente dall’aione

prendemmo una rosa di sale dal mucchio steso sullo spiazzo ad asciugare come una montagna di neve sopra cui lo scatto fotografico ruba anche l’aire di un airone in slancio iniziale

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