(L’OCCHIAIA. 46.”Bipedi”)

Farfuglia un saluto in una lingua che non intendo mentre allunga verso la mia una mano che sembra appartenere al braccio di una delle figure pasticciate lungo il suo e brandisce nell’altra, stretto tra pollice, indice e medio, il mozzicone della sigaretta soffocata contro il muro poco prima di entrare.- E già i suoi occhi da impasticcato zoppicano sui ripiani delle vetrine: cerca invano, fra i tanti in bella mostra, un orologio da parete, ne grande ne piccolo, ‘che canti come un uccello’ e, specie quando pranza o cena ’che gli faccia compagnia’…

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