SARTRE CHE DALLA GRAZIA CI FA ESENTI

Sartre
Teneva i soldi
Tra tasca e cerniera
Al bar si confondeva
Pagando come Agnelli
Un caffellatte
Con carta da cento

Sartre
Occhiuto strabico
Vedendo e non vedendo
Un certo destino del mondo presunto
Al bar dove per povertà
Si sragiona di tutto
Bevendo caffé

Sartre
La nausea tra i denti
Un giorno mi chiese
Ce l’hai un parente
L’avevo ad Altona ma senza storia
Una storia ce l’ho mi disse
Per te
Parente sequestrato

Sartre
Che ha minato la pazienza dei lettori
Un dentista perché lo avevo letto
Non mi volle cavare via i denti
Al barbiere confessai
Di non averlo letto

Sartre
Nella nostra testa in un fosso
Il piccoletto il barbaro
L’uncino che ci piglia
Senza poi avere bisogno che resti
Che ci ricordi cose
Mai successe
L’incontro come essente assente

Sartre
Un manigoldo certamente
Un uomo molto aldilà della sua misura
Puro come le sciocchezze
Che l’amante sciorina all’amata
In stato di grazia

Sartre
Che al cervello in una resa confessione
Senza piaceri né compiacimenti
Ammette che si può essere
Essenti
Forse fuori dalla grazia
Purché la grazia sia niente

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