NONNOCLORO (III)

I miei genitali si sommano tutti
nell’unico genitale che ho qui davanti. Ha una forma straordinaria e analogica, cioè come assenza di suono e campo visivo il genitale s’incesta ed è masoco secondo che sia breve o lungo. io glielo mostro e lui esamina lui e me. Gli dico “questo è pipino come me” “che intendi dire? Vuoi sfottermi?”. Lo solleva sulla punta dell’indice, ci passa sopra senza ionizzarlo lo sguardo, facendolo circonvolgere su alcune venuzze che affiorano e scompaiono tra le grinze della pellicola. Lo guardo pure io, ancora pipino, rilevando il colorito generale: nella condizione della pesantezza, l’operaio è tarchiato brunastro tendenzialmente livido, e il ditone di nonnocloro al confronto è quasibianco.
Ha un ditone caldissimo e ciò significa che nella situazione attuale il genitale ascolta, è vivo, tuttociò che percepisce è percepito come cileppo o quasi cileppo o gisella. Nonnocloro aggiunge “forse hai ragione”, pipino però è già meno breve. Comincio gradatamente ad evadere, fuori dall’indice di nonnocloro.

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