ora che (10) – marzo 1980 –

– ora la cosa che faccio non é mai qualcosa ma é sempre la cosa che faccio statisticamente inutile ed esatta

– non c’é più spazio di riflessione tra e tra

– é domenica con correnti cicloniche da 5-7mila metri fino a 2-3cento qui attorno grava con foschie che balzano qui dentro con spifferi che guizzano dal balcone della cucina al balcone dello studio via nervo sciatico della mia gamba sinistra

– questi magistrati di una certa importanza si sono messi il sensorio giurisdizionale in pace mentre gaetano francesco e caltagirone si fanno beccare a manhattan coi motori già avviati con gli assegni scambiati con le firme omologate con la maglietta col monogramma senza un buco con l’unghia dell’alluce destro appena appena incarnato

– cosi mi viene di assumermi la responsabilità di questo mio senso dell’avventura che é quello di un feldmaresciallo rude e tollerante che non ha più tempo per distinguere un’ampia zona di basse pressioni da un corridoio d’albergo ancora echeggiante passi frettolosi di pseudomagistrati

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