ora che (22) – marzo 1980 –

– ora tu continui ad abitare al secondo piano e la tua camera da letto ha tutto di te e di lei

– il tuo lungo passo cavo

– apri la porta con violenza

‘hai un pezzo di carta?’

‘che devi fare?’

‘sto tornando’

– prendi il tuo pezzo di carta esci chiudi la porta con violenza

– il tuo passo lungo e calmo

– che ripetutamente tutti i nostri giochi di società tendono a far risaltare

il palco-fari orientato sul campo-giochi

– che venendo dal cielo notturno e andando per cieli notturni la vista può sopportare soltanto luci lontane

– tutti i suoni convergono in un solo recinto ovale di chiarezza indistinta immersa nella chiarezza dell’oscurità di un viaggio iperbarocco

– perdendo rido e vincendo sbadiglio

– finalmente tocca a te che non sei meno seria

– witt mi ricorda che bisogna sapere che la porta va ‘tirata’ e si é prigionieri della stanza e questo però voglio dire quest’ intelligenza in situazione mi diverte

– non c’é in me divertimento che non sia nello stesso tempo negazione e conferma di uno stato di distanziazione che é continuamente progressivo che progredisce anche quando non mi diverto

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