da OSPIZIO DI ADDIO (2019)

Tante nicchie solitarie questo sproloquio

Badato dalle sfingi tardive speranze

Scalze. Mia madre se ne andò

Con le preghiere in gola nel mormorio

Dei gatti nel cortile. Digiuno l’altare

Fato fatuo. Breve attesa la rincorre

La mia vita assalita dalle ceneri.

Addosso alla ragione di capire

Si disfa il mappamondo della scuola

Quando allora la pece già sfornava

Valenze senza scampo. Nei letti a castello

Del rifugio in cima m’imparai la nenia

La giara rotta del vento sibilante.

Esalai la giostra infanta

Con la pertica dell’anima in forse.

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