PULACCHETTI DI GOMMA

Se penso che in questo momento in Argentina è piena estate: le barche risalgono lente Puerto Madero di Buenos Aires, alle cui spalle svettano i grattacieli infuocati, e al giardino giapponese Alejandro Ocampo scatta una foto che – lui ancora non può saperlo – farà il giro del mondo. Se penso che è capodanno, fa trentadue gradi e a quest’ora viene giù un temporale che bagna i passanti fino al midollo. Che un tale, detto Espartano, nel medesimo istante tira fuori una pistola giocattolo tentando una rapina alla farmacia di Suipacha. Se penso che il dottore Barreca, anestesista al sanatorio Allende, preso da strani pensieri non riesce più a trovare gli occhiali per leggere che credeva avere lasciato al solito posto. Che impreca alla moglie, sputa due volte nel cesso del doppio servizio, esce di casa sbattendo la porta d’ingresso. Se penso che per rifare un orlo occorrono due passate, e non una, di macchina da cucire, e il tempo mi darà ragione quando tutto questo non passerà alla storia ma le colonie di topi continueranno a succedersi – inestinguibili – negli scarichi della Recoleta. E Alejandro Ocampo, l’Espartano, Barreca, e ogni passante di quel fatidico giorno saranno meno di due uova strapazzate in un piatto di carbonara.

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