IN FONDO AL MARE

Mi sono tenuta fuori e credevo, ignorandola, che ritornasse in ogni sogno più che davvero. Sotterranei, sopraelevate, traghetti, ascensori, nel vetro altro vetro riflesso, lucidità fino alla massima altezza. Tirava vento come a Locri Epizefiri al centesimo in West 53rd Street.  All’11, grande movimento, stava per iniziare alle 18,30 e sarebbe continuata fino a Pasqua. L’artista  dava dimostrazione, dopo il rinvenimento in fondo alla baia e l’autentica apposta al manufatto dagli studiosi; l’ordito solido, la cimossa integra, qualche piccola consunzione, ma la gran pezza è misurabile. La commissione aveva tradotto l’impressa a ferro caldo; Penelopa, insulae Itacae regina, palam telam texebat, clam destruebat, con buona pace dello psuedo Apollodoro, dell’infrarosso e degli itacesi. Il 30 marzo siamo all’evento finanziato dalla multinazionale; l’artista e il reperto disfatto al Moma alla presenza di numerosissimi più gli invitati. Di seguito sarà facile misurare e calcolare quanto filato ogni giorno era stato in tessitura. Tuttavia qualcuno se la rideva in destrutturazione ovvero, flop. Come determinare quello disfatto quotidianamente, in che percentuale il lavoro doveva essere azzerato rispetto a quello rinvenuto nel baule, quanti metri di filo tessuti nelle ventiquattro, quante ore al giorno Penelope aveva lavorato, per tre anni? E qui annodo le rimanenze.

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