(L’OCCHIAIA. 94.)

Poco sotto l’orlo molato del bicchiere c’è un girotondo di margheritine di un invogliante  giallolimone, in tutto uguali, fuorché per le dimensioni , a quelle tratteggiate sulla pancia della bottiglia che una mano solerte e ferma, la stessa che vi ha appena fatto ruscellare dentro la polverina sbrilluccicante contenuta in una bustina, tappa tempestivamente e sciàchera benbene prima di avvicinarne l’imboccatura di nuovo libera al bicchiere… l’improvviso frrriiizzz zz z zìo zittisce all’istante i richiami scasciosi dei balocchi da iersera ‘dimenticati’ quaelà casacasa, favorendo così un silenzio a tratti fiorato dalle incontenibili risate dei fiorellini, di continuo solleticati dalle frivole bollicine che, a migliaia, s’avvicendano a spintoni sul fondo occhiuto del mio bicchiere…  Ed è davvero piacevole, anni più tardi, nel parco urbano, mentre con passo leggero mi cerco tra i vialetti giallastri di foglie di tiglio,  avvertire ancora, sulla faccia ora offerta nuda alla timida calura di un mattino ottobrino, il profumo carezzevole di queste risa…

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