Intanto un cavallo grosso come un topo fendeva lo spazio celeste e sfiorava i tetti dei caseggiati con la sua lunghissima proboscide rossa. A palpebre serrate, con passo friabile, Annasidonia vagolava per le piazze ammazzate dal sole e con voce da pecora interrogava i passanti: dove sono, o signori, dove sono finiti i vincitori? E i vinti, o signori, dove si son nascosti i vinti? Poi barcollava sempre più intronata, vagolava per le piazze ammazzate, fra muri scrostati, fra piscio secco e invereconde macerie, ma si riprendeva, respirava forte e chiedeva ancora: e le vittime dei vincitori? E le vittime dei vinti?
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