LACRIMAE RERUM 2

Rimangono le parole, brevi tracce,

sono perduti invece i campi, il fiume,

l’angosciosa infanzia, e forse è un bene,

annienta la voragine che inghiotte

quel che è stato, anche se la bellezza

si nutre della morte dell’azzurro,

e si strugge il cuore nel non più

mentre a rotta di collo si procede

in questa incomprensibile corsa

verso quale abisso? quale luogo

denso di neve? come se l’inverno

fosse il destino di queste ombre

che appaiono e si raccolgono

attorno ai fuochi per cercare un po’

del perduto calore della casa

col corridoio al centro e la soffitta

abitata dai ragni con le strette

finestre sotto il tetto che guardano

il pioppo che fruscia al vento come allora,

in questo polveroso crepuscolo

nell’ultimo raggio che illumina la terra.

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