1) film anni ’60/’70, tutti i controcampi al contrario: l’attore parla e vediamo chi ascolta, restituendo una concezione dell’esistenza come flusso continuo di aggressioni reciproche. Lo spettatore subisce passivamente le opinioni del regista riguardo ai rapporti di forza, violenza su violenza. L’intellettuale protagonista riconosce la crisi ma non sappiamo se avrà gli strumenti. Le figure solitamente relegate sullo sfondo (cameriere, portinaie, custodi di musei, parrucchiere) si rivolgono direttamente agli spettatori confermando le convinzioni del regista (che in fin dei conti è il vero protagonista) e quindi quelle del suo pubblico, a cui piacerà constatare la marcescenza delle nostre fragili democrazie. 2) film rilassante: Zuppa di piselli senza alti e bassi, temperatura ambiente. Gli spettatori non vorranno lasciare la sala, il terrore di tornare all’aria aperta costringerà il personale ai manganelli eventualmente forniti dalla produzione. 3) film d’avanguardia che frustra ogni aspettativa. La presenza di protagonisti di bell’aspetto preoccupa lo spettatore, che vorrebbe assistere a qualche forma di degrado. Invece nel film la vita scorre oleata, racchiudendo così la contestazione e la sua contestazione. Verso la fine un’apocalisse mancata, senza tabula rasa e nuovi inizi. Questo perché le indagini di mercato hanno dimostrato che su 10 consumatori 2 sognano la fine del mondo e 5 la accoglierebbero con sollievo.
Vendesi 3 proposte per una nuova cinematografia – 15 euro non trattabili. Chiamare ore pasti 329/1922062. — Riccardo Innocenti
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