BACHI DA SETA

Normalmente incomincia sempre con la stessa parola. Poi, dopo un fischio di qualche secondo, i capelli ricominciano a crescerle a una velocità costante. Nello specchio la solita vecchia storia: una carpa nuota controcorrente, lo zaino di un alpinista vola da un dirupo alto duemilacento, uno di diciotto pistoni giganteschi sfiata ogni un tot di secondi. Sul sofà l’ultimo libro che hai letto, la foto di un marito qualsiasi che guarda con insistenza un pianeta. Un esercito di formiche scende da un pensile della cucina – hanno razziato tutto: un parafango d’auto, una striscia di copertone, olio motore quindici/trenta, antigelo, un pezzo da cinque e un rotolo di carte nautiche. Si tratta di una carpa della specie Cyprinus carpio koi, l’uomo è identificato come H.K.C. tedesco di anni cinquantanove, la nave è il postale Palermo-Napoli Rubattino. E’ un susseguirsi di colpi da quel momento, un crescere di buone e cattive nuove: secondo il lato della parruccheria. L’epilogo lo conosce alla perfezione: è quel solito fischio, un leggero bruciore. Lo zac della forbice che spezza l’ultima mèche.

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