ACQUA DAVANTI E VENTO DIETRO

Genbraio. 3. 4.
M’infilo a gran velocità sotto il battente della porta… la luce diurna, sfavillante anche se attenuata da un porticato, m’investe  appieno… straripa dagli occhi… m’impietrisce per alcuni attimi…  attimi interminabili, durante i quali l’aria fresca e satura di iodio, negata agli interni muffosi da cui provengo, rivivifica i miei polmoni spaesati… attimi preziosi, perché consentono alla mia pelle, schizzinosissima ‘signorinella pallida’ , d’abituarsi e più alla svelta di quanto potessi lì per lì augurarmi, ai pugni ciechi di un sole tremendo che, specie poco dopo, mentre tallono dunedune le ombre scarmigliate di uno sfuggente manipolo di palmizi, mi marca strettostretto, mi sta addosso, non mi molla un istante… E’ stato davvero stupido cedere subito, senza neppure tentare una sia pur minima resistenza, alla voglia di voltarmi per guardare la Costruzione… Voltarmi di botto e, sol perché non mi è possibile abbracciarne con un’unica occhiata l’immensa facciata, incaponirmi a tal punto da dimenticare, leggerezza imperdonabile questa!, d’essere in groppa ad un ombroso destriero lanciato a tutta birra verso un’oasi irraggiungibile… perdo il controllo della mia cavalcatura e mi trovo, quand’ormai non è più possibile scansarlo, faccia a faccia con un ciclopico zatterone da spiaggia in transito… Che botta!!!… e che salto!!!… in poco meno di dieci metri, per la prima volta in vita mia, sperimento con successo, senza l’ausilio di marchingegni o diavolerie varie, il volo vero, quello dei bimbi quando immaginano di fluttuare nel vuoto come foglie autunnali rapite da capricciose correnti d’aria… Tocco terra allabellemeglio… gratto col grugno un bel tratto di spiaggia… qualcuno si sbellica dalle risa…  risate contagiose e così insistenti che neanche i miei tenorili “cacchiooo… ooo… oo… o!!!” riescono a coprire… Serro i denti forteforte… chiamo a raccolta le mie forze… mi schiodo dal suolo… un primo titubante passo si tira dietro il secondo e così via di seguito… raggiungo il porticato e mi accascio sopra un ispido zerbino allungato in prossimità di una soglia… Lo sferragliare di una cancellata non lontana che si chiude mi fa trasalire…

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