CAVO DI LATTE DECIMA PARTE

Nei racconti di solitudine del Barbacana di Varsavia si ritrovano le storie più bislacche e curiose. E un nugolo di personaggi che la più fantasiosa delle aspettative non avrebbe potuto meglio suggerire. Tra di loro, in particolare, uno spicca sugli altri; uno che merita di essere ricordato. L’uomo del ristorante. Questi, di età tra i sessanta e i settanta, oltre ad essere un solitario, come si può dedurre, e a trovarsi in qualsiasi circostanza, in qualunque pagina, ovunque la lettrice o il lettore lo incontrino, sempre seduto a una tavola imbandita, pare abbia un problema con il sintagma preposizionale Sp, che non è mai riuscito a pronunciare. Si legge, infatti, di interi pomeriggi in cui le due consonanti bussano ossessivamente alla sua porta con la presunzione di entrare. Di notti terribili, che vedono la moglie sveglia per lui armata di una carabina. Di mattinate in cui, seduto al tavolo di colazione, sibila il fatidico Sp sperando finalmente in un momento di respiro. Di attimi in cui nomi come Spazio, le Specie, gli Spettacoli, tentano improvvise sortite tra la sua lingua e il palato, lasciandolo senza forze. Si legge esattamente: Sfiancandolo. Rendendolo esausto. Tremebondo.

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