“Non è importante…” / 5

Poi, uscito dalla folla ancora fissa nella sala, sempre nulla lascia intendere dei capelli che poggiano come un sindacato stanco nella storia, e che lui ravvia per vezzo, mica per un ordine minimo, quasi a ogni metro, tornando. Una sera come ogni una sera, tutto un indomani, e l’esistenza che va via, lontana. E alle volte, alle ultime volte, lo sentivamo pensare la solita storia, il solito interruttore: “Nell’87 mai avremmo pensato che ci sarebbe stato un tempo in cui i palazzi in cortina sarebbe stati ‘spellati’ per il 110% e che le pizzerie al taglio sarebbero state sempre più lontane, le avresti viste sempre meno – se prima era sufficiente un occhiale da quattro euro, ora ne occorreva uno da almeno sette-otto. E il tutto così, in un lampo, come quando vai a dormire e dici quella è Venere, quello è Marte, e il mattino dopo già senti gli scrosci della tempesta; come quando è una notte d’estate del ’92 e il mattino seguente hai il sei-per-mille in meno. Forse è iniziato da lì…”

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