da I GIORNI QUANTI (37)

In spiaggia l’hanno aiutata ad alzarsi un uomo e una donna.

Prima di tutto, prima delle tante cose che mi hanno meravigliato, la posizione dell’anziana donna in costume: dava le spalle al mare, aveva comunque un dialogo aperto col mare, era venuta lì, l’avevano portata lì solo per il mare. La pancia era un delizioso uovo di Pasqua gigante, le gambe due stecchini tremanti. Per qualche secondo, dopo che fu messa in piedi, ho temuto potesse perdere l’equilibrio, cadere, essere risucchiata, sciogliersi tra i ciottoli – regressione thalattica l’ha chiamata Benn – e divenire un verso del mare, un verso del niente. Perché si porta un cadavere a prendere il sole? Perché si continuano a fare azioni, gesti in assenza di speranza? La donna che l’aveva aiutata ad alzarsi ha indossato una tunica leggera, fiorata, uguale a quella che hanno fatto indossare alla vecchia. Sono due sorelle, mi sono detto e la seconda seguirà la sorte della prima. Arrivati alla macchina la vecchia, che ormai si regge ma si può reggerla sempre meno, appoggia una mano sulla capote, con l’altra si afferra oscillando paurosamente allo sportello aperto ed è come se recitasse il rosario. Ad ogni attacco di Ave Maria la testa si sbilancia verso l’abitacolo e poi torna indietro, sotto il cielo. La sorella aspetta, gli altri aspettano. Un tempo lungo, una lunga fotografia. La discrezione di un padre. La vanità di un fratello che oggi, tra i ruderi-parenti, finge di rallegrarsi della varietà genetica.

La sera un’amica a telefono racconta di avere dovuto faticare per liberarsi della stretta di mano di uno sconosciuto dal quale aveva incautamente accettato un passaggio, nella zona industriale di Termini Imerese. Incautamente? sogghigna mia figlia, come se la sapesse lunga in materia di passaggi. Io dovrei raccontarle della rassegnazione, della condizione di premorte che alcuni di noi sopportano sin dall’infanzia e che li espone senza difese all’avventura degli incidenti.

Quando tornerò in città non sarà più così, non ‘sentirò’ l’umido e il richiamo della terra sotto i piedi. Qui, l’esercizio che avrei dovuto cominciare a fare  sarebbe dovuto essere quello di trovare un sistema.

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