a destra c’è

a destra c’è un indicatore di distanza, una mappa di me da bambino. la distanza è leggera.
avevo iniziato un gelato con la farina. per me era un grosso coltello bagnato. il movimento di un pollice
sottile (il tocco di una quercia in miniatura) mi faceva inciampare al contrario. (dettagli sui pigmenti
analgesici e sul sonno.) mi sento come un verde che ha provato due volte a capire la verità. (più fragile,
ma tutte le parti si rompono quando vengono regalate) quando scrivo, aerei senza scia fanno sedere
l’amore e io li guardo a pancia in su: mi riferisco al pavimento, tutt’al più al soffitto. la gente scritta nei
libri dei vivi è come quei ritardatari che non hanno un posto dove passare la notte, si spogliano
tranquillamente al piano di sopra e ci pensano più tardi.

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