MEDICAZIONE DELLA CARNE VIVA

Ma le parole le escono dalla bocca come se risalissero da una miniera di sale. Montagne di cloruro di sodio: odore pungente, graffi, squarci vivi su ogni cosa che incontrano. Non per la loro importanza o per il loro significato, né per la violenza o la forza che possono contenere. E’ proprio consistenza organica: una scia permanente che in pochi minuti si sedimenta su tutte le superfici e sembra sia lì da millenni. Potete visitare la cucina, guardate: uno strato di due centimetri ha appena ricoperto il tavolo e il battente della finestra. Questa è la stanza dei ragazzi: una squadra di scalpellini sta raschiando un quintale di materiale bianco mettendo a vivo le ferite. Ecco il salotto, ed ecco il corridoio: ovunque cristalli di sale. Solo un colpo di tosse, di tanto in tanto, interrompe l’eruzione, e il fatto che lei ogni tre quarti d’ora si gratti sistematicamente un’orecchia. Per il resto, un giorno sì e uno no, la famiglia estrae cumuli di materiale che con pazienza mette dentro a dei sacchi perché niente vada sprecato. Poi passano alla medicazione della carne viva. E lei ricomincia.

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