PESCEDORO

Durante l’accoppiamento – esattamente, nell’attimo in cui sta per raggiungere l’orgasmo – la signorina fa sempre gli stessi tre sogni: sogna un balcone italiano sul Canal Grande, il tramonto definitivo del materialismo e il numero otto, che finalmente entra quattro volte nel ventiquattro. E lo sa bene il giardiniere che mentre taglia un gambo di rosa canta che un vetro rotto è un vetro rotto, nient’altro che un vetro rotto. E lo sa bene anche la cameriera ai piani che in quel momento spinge un grosso equivoco sulle scale: cita qualcuno al posto di qualcun altro, secondo il quale le passioni non vanno derise, né compiante, ma esclusivamente studiate. E lo sa pure il signorino che però, invece, è molto più preso: si concentra sull’atto del rimandare, sull’antimateria fredda e sul Dna delle farfalle che, ha saputo, è immutato da 250 milioni di anni. Scoprire che nell’universo c’è un oggetto che brilla come 500 mila miliardi di Soli non le è di nessun aiuto. Tanto più che ultimamente si è aggiunto un fatto nuovo: vede un filo di sangue che scorre su ogni lavandino. Dovremmo credere che anche questo sia solo frutto della sua fantasia, e che il plurale sia inappropriato. Oppure riscrivere la frase al singolare: perde, a ogni amplesso, un rivolo del suo spirito sul cuscino.

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