FOCE 3

Il giorno scorre senza fretta lungo l’interminabile striscia di terra battuta fiancheggiata ora da fronzute conifere, ora da maestosi eucalipti, ora da soffocanti grovigli vegetali… L’aria è ferma… Un caldo appiccicoso, opprimente, africano, appesantisce e, alla lunga, rallenta l’andare…  e, da un momento all’altro, i già tanti ciottoli sporgenti – dove inciampare, gli altrettanto numerosi piccoli coni brulicanti di formiche – da scansare, le frequenti  larghe pozze di polvere giallastra e aghi di pino – dentro cui sprofondare, sembra si moltiplichino a vista d’occhio… All’mprovviso, una pioggia imprevedibile sparpaglia goccioloni bollenti sopra la boscaglia… crepitano sul fogliame… brillano come comete in transito mentre solcano le guance arrossate…  contemporaneamente, dal folto vien fuori un gradevole odore di resina… ma per quanto appagante, non ce la fa a sfrattare quello di alghe marcescenti persistente nelle narici… odore, quest’ultimo, che, di continuo, quasi con prepotenza, richiama alla mente quegli adolescenti – poco dopo imitati da due coppie di fidanzatini intimoriti da un mare davvero proibitivo – intenti a sguazzare nelle acque sospette del fiume bloccato in prossimità della riva da una lingua di sabbia… quella cicciona nascosta nell’ombra sonnacchiosa di un carrello strapieno di bibite e di chissàcosaltro… quegli occhi assai curiosi distolti, appena  un battito di ciglia prima, dal filo luccicoso di una canna da pesca puntata verso i flutti…

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