DIARIO DELL’UOMO SENSIBILE

Per Ogle l’autunno inizia ogni mattina alle 7. Nuvole di cobalto passano su cieli color dromedario, e Ogle strofina sulle labbra un rossetto nero. Considerato, però, che nella sua testa un’ora dura una ventina di giorni, alle 13 su di lei già arriva l’inverno. Nuvole aerobiche entrano in cieli del Neanderthal, e Ogle ripassa sulle labbra un pennello di catrame. La primavera arriva ogni diecimila anni. E ogni undicimila l’estate. Durano poco d’altronde, il tempo di attraversare un pezzo di autostrada o bere un fusto d’olio. Il tempo d’infilare dentro un’orecchia una noce di cocco o un punto vendita della Lidl. Il tempo di aprire tutte le finestre contemporaneamente. Di incidere un graffito sulla roccia: un bufalo, un atterraggio lunare, la tigre dai denti a sciabola. Poi, tutto ripiomba nella malinconia consueta. E il resto è autunno, e il resto è inverno perenne.

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