LA VECCHIA MOKA FISCHIO’

Una volta stappate tutte le orecchie che ci rimasero in tasca,
tolte le piume in eccesso dalla moka, le lasciammo rimbombare
insieme liberamente.
Per consumare l’espresso più croccante possibile  imboccammo
l’autostrada gialla, risvoltandola e saldandone i lembi con cura.
Col caldo che faceva non portammo nemmeno una muta da
palombaro per snellirci un po’ la pratica da sbrigare.
Fortunatamente l’insegna affissa in una nuvola era fuori
servizio per eccesso di energia, indicandoci la prossima edicola
utile.
Così ripiegammo su un piatto il più possibile – in modo di farlo
passare dal portone d’ingresso più tardi – rimandando
l’espresso dopo il valico montano purtroppo aperto a causa di
una valanga.
Alle sei del mattino era decisamente troppo tardi per insistere a
comunicare col caffè…poi, è risaputo, il digiuno prolungato
porta a deliri.
Per saziarci prima di una lunga giornata preferimmo spalmarlo
ancora freddo in un panino di farina di ferro e proseguire con il
nostro viaggio.

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