NELLA MELCINA

Qui, l’artigiano Koll è in tenuta da cameriera. Porta un abito succinto, un grembiulino e un fermacapelli di Swarovski: si vede chiaramente che finge di divincolarsi mentre in realtà è succube della moglie che tenta di penetrarlo con un oggetto di cuoio duro. L’immagine seguente, invece, ha poco da spartire con la precedente: mostra Helmut e Lornetta Sciamano alle prese con un topo appena catturato. L’uomo armeggia con un cacciavite, tenta di fracassargli il cranio, lei fuma mezza sigaretta dopo l’altra, suda e  puzza di pipì appena fatta. I Solovyov di Krasnojarsk sono la terza generazione: una famiglia che vive nel silenzio. C’è un tavolo apparecchiato, cinque coperti. Yuliy mangia pane nero. La madre pensa a due parole: preferenza e scarto. Il padre ha la faccia assorta. Le bimbe camminano sul parquet ma è come se volassero. Quello che mi sconcerta è il corno che Lornetta porta al centro della schiena. Quello che mi sconcerta, però, è la mano di Elpa Koll: non c’è anima viva in quel palmo. Né squame di pesci, né nidi di rondone.

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