il bugiardo che porto sempre con me

il bugiardo che porto sempre con me deve essere una specie
di laureato, una visione, un disastro e un’ispirazione. il primo
aspetto di lui che si incontra è la terminologia viva. la borsa
che il bugiardo portava martedì mattina era un’allodola, e per
convenzione conteneva un panino inanimato. urlando con uno
sgabello si scopre che le uniche vibrazioni accettabili sono
sottili proprio come un’allodola. una coincidenza inutile, ma
anche un’avventura in cui l’inanimato esiste prima di tutti i
bugiardi (le caramelle, invece, esistono soltanto
immediatamente); con questa gioia, il bugiardo consuma tanta
benedizione da non poter diventare stolto. c’è un’aura di
misticismo ovunque sui davanzali; sul davanzale del bugiardo
c’è una farfalla, nella farfalla sul davanzale del bugiardo
compaiono buchi lunari, appaiono soglie felici. più gigli
verranno aggiunti dal bugiardo al dentifricio, più grande sarà
la carovana spirituale. ad ogni viaggio la farfalla viene
sostituita in un vicolo cieco – ma non è colpa sua, il business
dei dolci di farfalle di zucca preparati all’aperto è un business
multimiliardario.

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