Una spalliera dove stirare le braccia
A croce dove avviene la cella del tempo
E l’acqua secca d’agonia. Voglio prendere
Il tiro per uccidere le cornacchie che mangiano
Le uova di merli e di passerotti e di colombe.
Gerle d’erbe intonacano la casa
Il dispetto che si chiama stanza
Con le sbarre contro i ladri. Qui prigionieri
Sotto qualunque cielo e la risaia
Per le mondine che commuovono
I vortici delle rondini bambine.
A mo’ di cristallo ti giudicai amore
Nonostante il tetro trono di Giuda.
Ti sei lanciato con le girandole in tasca
Forse affidando al vento la tua giostra
Nel tonfo dello strazio.