Una cattedrale di pietra in aperta campagna. Una cattedrale gotica, possente, imponente. La cattedrale di una prospera città fiamminga. La guardo da una capanna posta di fronte. Sono sulla soglia. Guardo e aspetto. Aspetto un terremoto. Il terremoto dovrebbe colpire la cattedrale. Ce n’è stato un altro nel passato. Si deve impedire che venga distrutta. La cattedrale è il tempio. Custodisce la conoscenza, la storia, il senso del passato e la direzione del futuro. La capanna è la chiave. Io sono lo strumento. Il terremoto verrà deviato sulla capanna e io dovrò reggerne l’architrave. Se la capanna non cede al movimento della terra, la cattedrale sarà salva. Se crolla la capanna, anche la cattedrale verrà distrutta e con essa sparirà l’archetipo della creazione e della conoscenza dell’umanità intera. Il terremoto colpisce. Sfiora solo la cattedrale e l’onda tellurica si sposta sulla capanna e su di me. Le braccia alzate sopra la testa, attutisco il formidabile colpo. È tutto il pianeta che sussulta all’unisono. La scossa passa per il tetto e per il mio corpo intero, poi ritorna alla terra. La capanna ha retto. La cattedrale è salva. So che ne arriverà un altro. Non si sa quando. Magari fra centinaia di anni. Io devo rimanere lì. Quello è il mio posto. Intorno non c’è nessuno. Non una casa a vista, un campo arato o una sola persona.
(da VERMIGLIA GOCCIA, MANNI editore, 2023)