ora che (8) – marzo 1980 –

– mi distraggo un istante scopro che ti sei chiusa la porta alle spalle

– anche egidio ridiventa un piccolo nome via via più piccolo

– neppure sento i tuoi passi sul corridoio e potresti dunque esserti fermata dietro la porta con la testa appoggiata alla porta sognando dietro una porta di un palazzo disabitato in una città nebbiosa al confine col sudest dilà il deserto ventoso e gelido di qua un mare aperto turbolento senza isole

– mi alzo e controllo

– apro la porta

– sono alla porta e osservo il corridoio vuoto nella luce pallida di questo sabato quirinale infestato da un’orrenda puzza di pesce fritto e guasto

– chiudo la porta e torno a sedermi dietro la scrivania

‘oggi sei profumata’

‘che dici. il profumo é in questa stanza’

– ora accanitamente annaso niente

– standomene con una mano sopra l’occhio sinistro la rivedo

‘perché ti nascondi un occhio?’

‘amo l’ombra’

‘potresti abbassare quelle veneziane, perché non lo fai?’

‘amo la luce’

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